Vi siete mai chiesti dove producono ciò che indossiamo e che mettiamo ai nostri figli? Oggi cade il primo anniversario dal crollo del Rana Plaza, uno stabile a Dhaka, in Bangladesh, al cui interno c’erano anche laboratori tessili che lavoravano per i grandi marchi della moda internazionale, come le italiane Benetton, Manifattura Corona e Yes Zee.

Le oltre 3 mila persone coinvolte (i morti furono 1138!) aspettano ancora un risarcimento.

La Clean Clothes Campaign (abitipuliti.org) sta monitorando l’accordo tra marchi, governo del Bangladesh, lavoratori, sindacati nazionali e ONG, supervisionato dall’agenzia delle Nazioni Unite per il lavoro (ILO) per predisporre il risarcimento, il Donor Trust Fund, che oggi è tristemente sotto finanziato: solo 15 milioni di dollari, appena un terzo dei 40 necessari.

Allora, che si fa? Compriamo gli abiti di artigiani e designer, chiedendo loro attenzione sull’origine di stoffe e dei capi, i bellissimi abiti del commercio equo (tramedistorie.it), andiamo nei sempre più numerosi mercatini dell’usato, soprattutto per bambini o facciamo un salto negli armadi dei nostri amici, ci sono sempre delle belle sorprese!

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