Era da un po’ di tempo che non portavo i bambini in bottega da “zia” Mirta. Così ho colto l’occasione di un sabato che si prevedeva piovoso (ancora però non si è visto un goccio d’acqua) per far dipingere a Federico una mug-ricordo per il suo caro educatore del nido che, dal prossimo anno passando alla scuola materna, non sarà più con lui.

L’esperienza in bottega è sempre piacevole. Il sabato mattina, poi, prima di una certa ora è tutto molto quieto e si può approfittare per vedere Mirta all’opera senza distrazioni (durante la settimana c’è sempre un gran via vai). Appena arrivati Mirta stava finendo la base di un piattino in porcellana al tornio. E’ stato bello vedere i bimbi affascinati da quel lavoro certosino. La manualità di Mirta nel lavorare la porcellana e il movimento del tornio li ha come ipnotizzati e per un po’ sono rimasti imbambolati a vedere le sue mani all’opera.

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Erica, intanto, aveva preparato le postazioni, così dopo poco i due pupi si sono accomodati e, come due perfetti “ragazzi di bottega” hanno cominciato a decorare ciascuno la propria mug. Non è stato facile fare in modo che Federico non cedesse alla tentazione di afferrare le tazze con le sue manine cicciotte, ma alla fine ce l’abbiamo fatta….mug pronte per essere cotte in forno!

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Mentre i bimbi erano impegnati con i pennelli, Mirta si è spostata in un’altra postazione e così stamattina beiamo assistito alla genesi di un camaleonte! Che dire…credo che tutti dovremmo essere in grado di conoscere le cose fino in fondo, capire come nascono, come vengono prodotte e che lavoro c’è dietro. Vedere plasmare la terra, vedere una massa che prende forma tra le mani di un ceramista è davvero affascinante, il camaleonte, poi, per me lo è ancora di più. Forse la magia che sta dietro la capacità di questo animale di cambiar colore, forse il suo aspetto così fortemente arcaico e caratteristico, vederlo apparire tra le mani pazienti e laboriose di Mirta è stato davvero un bel regalo. Non è la prima volta che la vedo lavorare, passo spesso dalla bottega anche solo per un saluto, ma oggi, vuoi per l’atmosfera rilassata di un pigro sabato mattina, vuoi perché non c’eravamo altri che noi in quella fabbrica d’arte, è stato davvero piacevole.

genesiE i bimbi hanno apprezzato. Credo che per loro, oggi, capire l’importanza del lavoro manuale sia davvero un valore aggiunto, un’esperienza da ripetere ogni qual volta se ne ha occasione. Mi piace riportare una frase di Umberto Eco letta recentemente su un libro* scritto in memoria di Gianfranco Zavalloni (al quale presto dedicherò un post): “In futuro emergerà chi ha grandi doti nell’informatica o una grande manualità“. I nostri figli, se non appositamente stimolati, perderanno le loro potenzialità manuali perché sempre più sopraffatti da strumenti e prodotti digitali che accresceranno il loro distacco dalla realtà. E’ importante lasciare che comprendano che l’uovo non nasce nelle scatole di cartone, che un panino è frutto del lavoro del panettiere, che il vino è frutto di una lavorazione che parte dall’uva, che una ciotola di ceramica viene plasmata dal torniante, smaltata, dipinta e cotta a 1000°C  prima di comparire sulle nostre tavole, che bisogna approfittare delle risorse che offre il territorio per imparare a conoscere le cose.

Grazie Mirta, donna faber e grande artista…questo post è dedicato a te e a tutti coloro che usano le mani con arte, instancabilmente, tramandando a chi li osserva saperi che solo con la pratica possono essere compresi fino in fondo.

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* S. Fenizi, C. Cavalli, D. Amadori (a cura di), Disegnare la vita. I mondi di Gianfranco Zavalloni. Fulmino Edizioni, 2013.

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