Se qualcuno ci segue con regolarità si sarà accorto che per noi sono iniziate le vacanze. I post infatti si sono fatti più rari, effetti della presenza dei bimbi h24 (non mi stancherò mai di ripeterlo: SANTA SCUOLA!!!). Ciò comporta, ovviamente, intrattenerli anche quando la giornata non è proprio l’ideale per un bagnetto al mare (in vacanza il mare è la mia salvezza!).

Oggi il tempo è stato molto incerto e, per la verità, sono già un paio di giorni che più che luglio qui sembra quasi marzo. Così, dopo aver trascorso una mattinata tra cartoni, giochi improvvisati e la complicità di Max che si è fatto strapazzare un bel po’ dai miei due ometti, abbiamo deciso di concederci un pranzo in uno dei nostri ristoranti preferiti (non posso esimermi dal non consigliarlo a tutti: L’Antica Filanda….se siete da queste parti è d’obbligo). Ma i pomeriggi d’estate sono lunghi, soprattutto quando la mia amata spiaggia è impraticabile ai più piccoli. Così rientrati a casa abbiamo deciso di fare i biscotti…ma questa volta col Jolly: nonna Rosa!!!! 🙂

Già….a Faenza improvviso sempre io qualcosa per i bimbi, ma qui in Sicilia, nella cucina della mia infanzia, abbiamo avuto la collaborazione preziosa della nonna adorata, così vi cedo anche la ricetta facile facile dei biscotti tradizionali di casa Bianco con la variante “pupillini” (leggasi gocce di cioccolato!).

Ingredienti (noi abbiamo fatto 1/3 di dose):

3 uova

20 cucchiai d’olio

200gr di zucchero

1 tazzina da caffè di latte

2 bustine di lievito

e farina da aggiungere in quantità finché l’impasto non assuma l’elasticità per essere lavorato in forma di ciambelline o, come nel nostro caso, steso e tagliato con gli stampini.

Si lavorano le uova con lo zucchero, poi si aggiungono a poco a poco gli altri ingredienti e per ultima la farina, con gradualità, evitando che l’impasto non risulti troppo duro.

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I bimbi si sono davvero divertiti sotto lo sguardo complice di nonna Rosa che, forse, per un attimo ha rivissuto nella sua mente i tanti pomeriggi trascorsi con me ed i miei fratelli in quella stessa cucina, su quelle stesse sedie, mentre tutti attorno al tavolo facevamo del nostro meglio per creare delle treccine e delle S perfette che poi, appena sfornate, avremmo mangiate subito a costo di scottarci la lingua!

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