Le pigre giornate estive riportano alla mente tanti ricordi, soprattutto a chi, come me, ha trascorso la propria infanzia in un piccolo paese mediterraneo. Quando ero piccola le nostre giornate trascorrevano tra il mare e la montagna e capitava spesso di incontrare lungo i percorsi che portavano alle campagne, contadini intenti nella “Pisèra”. Nelle torride giornate estive, aiutati da una leggera brezza, tutti intorno ad un cumulo di grano coperto da fieno alcuni di essi si succedevano nell’operazione di far girare i cavalli in cerchio per sgranare le spighe dorate. A questi si alternavano i contadini che “spagliavano” il cumulo, con gestualità rituali sollevavano in aria il fieno che attraversato dalla calda brezza estiva si portava via le pagliuzze macinate dagli zoccoli lasciando in terra per gravità il grano. Tutto ciò oggi  non esiste più, sostituito da metodi moderni di raccolta del grano che con mezzi meccanici compiono queste operazioni in modo rapido ed in unica soluzione.

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Per questo quando casualmente andando in giro per le strade di campagna ci si imbatte in una “Pisèra” non può che essere un momento di rievocazione di gesti appartenenti ormai alla tradizione ma preziosi soprattutto per trasmettere ai propri figli conoscenze di epoche storiche che appaiono lontanissime nel tempo ma che tali non sono. Due Domeniche fa abbiamo assistito ad una “Pisèra”: di certo trent’anni fa non c’erano venti persone con gli smartphone che riprendevano la scena ed i canti popolari e non nego che mi sono sentita vecchia ripensando alla mia infanzia. Tuttavia, per i bimbi è stata l’occasione di giocare all’aria aperta, ascoltare uomini che in coro cantavano strane canzoni, vedere cavalli adoperati per svolgere un lavoro e non per essere cavalcati, mentre per me è stata una bella occasione per condividere con loro un ricordo di quand’ero bambina.

 

 

 

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