“Lo sai che più si invecchia più affiorano ricordi lontanissimi come se fosse ieri…” canta Franco Battiato evocando i suoi ricordi di bambino prima, ragazzino poi, risalendo alle origini più remote della civiltà mediterranea nel suo brano Mesopotamia.

L’anno scorso prima di Natale mi cadde l’occhio su un gioco messo in vetrina. Immediatamente il mio inconscio mi portò indietro nel tempo fino a “ricordi lontanissimi” di giornate trascorse con i miei fratelli ad infilare spadine nei fianchi di una botte cercando di non far saltare il povero pirata imprigionato e, presumo, condannato a morte. Non potei fare a meno di acquistarlo (la cifra era irrisoria) e lo feci trovare sotto l’albero ai bimbi. Non nego che la più felice per quell’acquisto fossi io, infatti i bimbi ci giocarono un po’ nei giorni successivi, divertiti ma senza troppo entusiasmo.

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Quando Federico qualche giorno fa dopo colazione è venuto da me con il barile in mano chiedendomi di giocare con lui mi sono illuminata! Era quello che attendevo da mesi e non potevo non accettare la sua proposta! Così, approfittando del fatto che avremmo rimandato il mare al pomeriggio per poter giocare anche con zio Charley, abbiamo trascorso una buona oretta a infilzare spade aspettando il momento fatidico del salto del pirata. Federico era divertitissimo, dopo un po’ ci ha raggiunti anche Danilo ed era davvero buffo vedere come sussultassero ogni volta che il povero ometto bendato balzava fuori pizzicato sul sedere dalla spadina giusta. Ovviamente le regole del gioco si erano invertite: il vincitore sarebbe stato colui che avrebbe fatto saltar fuori il pirata più spesso! Ma con i bimbi, si sa, un gioco può prendere strade diverse percorrendo i loro desideri e la loro infinita fantasia. Io so solo che giocare con questo banalissimo gioco anni settanta con i miei figli è stato un modo per rievocare emozioni messe nel cassetto da tempo.

Grazie cuccioli miei :-*

 

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