Non dimenticherò mai quando da bambini fremevamo per riunirci tutti sotto l’albero e scartare i regali insieme. L’albero…non era mai della forma desiderata perché ancora il seme ecologista non si era radicato dentro di noi e ogni anno un grande ramo di pino veniva tagliato per diventare il nostro albero di Natale. A volte era panciuto, a volte un po’ rinsecchito ma era il nostro albero e noi lo addobbavamo come se fosse stato il più bell’albero del mondo. Già…quello era un rituale magico, andare in cantina a prendere gli scatoloni degli addobbi, sistemare l’albero con dei ceppi in modo che non cadesse, provare le luci che puntualmente si fulminavano di anno in anno e poi cominciare ad appendere le decorazioni e a far girare i festoni tutt’intorno.

Il 24 puntuale arrivava zio Nino col suo carico di pacchi tra i quali c’era sicuramente la bambola per me, dei giochi per i miei fratelli, il piatto di porcellana danese per mamma…ma che meraviglia le bambole dello zio! Una paccone enorme che per me, piccolina, era ancora più grande! Poi i grandi fuochi di Natale con ceppi grandissimi nei due quartieri storici di Galati, molta gente aspettava lì lo scoccare della mezzanotte, noi invece li andavamo a vedere subito dopo la Messa, impazienti di tornare a casa per scartare i doni. Poi immancabile c’era il pranzo da zio Pinello e zia Nunziatina, la porchetta intera cotta nel forno a legna, la mega pignolata di Messina bianco/nera, le tombole con i pezzetti di scorza di mandarino per oscurare le caselle (e già, le cartelle con le finestrelle sembravano super-tecnologiche!), i fichi secchi imbottiti con le noci, le noccioline con lo zucchero preparate dalla zia, le tavolate che si ripetevano per due settimane a casa di uno o dell’altro seguite dagli immancabili giochi di carte e di società. Poi il cenone di Capodanno…non dimenticherò mai un anno la tavolata lunghissima di 45 persone tutte sedute (!!!) nel salotto di casa mia. Era una gioia stare insieme, condividere momenti felici e spensierati, ritrovarci con amici che vivevano fuori e tornavano a Galati in occasione delle vacanze.

Il tempo passa, si diventa grandi, si formano nuove famiglie, cambiano tante cose ma per me l’atmosfera del Natale rimane ancora magica ed è impensabile trascorrerlo in un luogo diverso dalla mia casa di bambina. Non ci sono più né papà né lo zio Pinello, questo Natale poi sarà un po’ diverso perché non saremo a pranzo dalla zia, ma ci sono Aldea, Marcello, i bimbi e le attenzioni di nonna Rosa sono sempre le stesse, il suo grande albero carico di affetto e luci gioiose spero si scolpiscano per sempre nella memoria dei miei figli così come nella mia. Chissà tra vent’anni se ci ritroveremo ancora tutti qui, nella splendida mia Sicilia, ancora una volta a percorrere gli stessi passi che ho percorso immutati per quarant’anni (si…ne ho appena compiuti quarantuno ma ad un anno non camminavo ancora!! 😉 ), me lo auguro, come mi impegnerò affinchè anche i miei figli possano vivere sempre un Natale caldo, sereno e gioioso come quello che i miei genitori mi hanno sempre regalato.

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Buon sereno e felice Natale a tutti.

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