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I diritti naturali di bimbi e bimbe di Gianfranco Zavalloni

Ho cominciato a fare la mia conoscenza di Gianfranco Zavalloni per puro caso in un giorno qualunque di giugno. Ero appena uscita dalla piscina dopo aver pre-iscritto i bimbi al corso autunnale quando, provando ad organizzarmi con Patty per non ricordo quale avvenimento, lei tirò fuori dalla borsa la sua agendina e vidi così per la prima volta un disegno di Zavalloni.

Non conoscevo nulla di lui, le cose che più mi colpirono furono l’immediatezza del suo tratto, la capacità di essere essenziale ed esaustivo al tempo stesso, la sua naturalezza. Cominciai così a cercare tutte le informazioni sul web e da quel giorno mi si aprì un mondo. Un mondo pieno di speranze e buoni propositi che ruotava intorno ad un uomo dalla personalità unica. Zavalloni dedicò tutta la sua vita ai bambini, a capire come la didattica potesse essere più rispettosa dei loro ritmi, delle loro esigenze, delle loro inclinazioni prefissando come obiettivo primario la loro crescita come esseri umani ricchi di potenzialità da esprimere. La sua “Pedagogia della lumaca” è un contributo importantissimo per riflettere e far riflettere su quanto sia importante, soprattutto oggi nella nostra società così frenetica, un ritorno alla lentezza nel senso calviniano del termine, in particolar modo in ambito scolastico. Non saranno di certo le mie parole a sovrapporsi a quanto hanno scritto su di lui studiosi, pedagogisti, educatori e tutti coloro che l’hanno conosciuto, amato e stimato. Il modo più semplice e diretto che ho di far capire a chi legge che persona fosse è citare ciò che egli stesso scrisse sul suo blog qualche anno prima di morire:

«Ho trascorso un’infanzia felice. Passata soprattutto attorno alla mia casa. Ho giocato fin da piccolo con la terra e l’acqua. Non è di tutti i bambini potersi sporcare in mezzo a piccoli fossetti d’acqua che portano da bere, in luglio, ai peschi o ai fagiolini rampicanti. Oppure avere un banco con gli attrezzi da falegname, con cui potersi costruire giocattoli di legno. Ora, a 50 anni, vivo nella cosiddetta bioregione Romagna vicino a Cesena. Il mio attuale lavoro è fare il Dirigente Scolastico dopo aver fatto, per 16 anni il maestro di scuola materna. Dal 1 settembre 2008 sono incaricato all’Ufficio Scuola e Cultura del Consolato d’Italia di Belo Horizonte, in Brasile. Mi piace una scuola creativa, attenta all’ecologia pratica, alle abilità manuali, alle lingue locali, alla multiculturalità. Ho promosso la diffusione degli orti nelle scuole. Amo disegnare e dipingere. Per passione faccio burattini nella compagnia teatrale Baracca & Burattini. Sono fra i fondatori dell’Ecoistituo di Cesena, una onlus che lavora per diffondere “tecnologie a misura d’uomo”. Su questi argomenti mi sono laureato nell’84 in Economia e commercio.»

Mi sono fatta l’idea di un uomo gentile che proveniva da un pianeta diverso dal nostro, un mondo popolato di bambini e adulti capaci di comprederli, dialogare con loro, giocarci, lasciarli liberi di vivere la loro condizione di bambini. I suoi disegni raffigurano i suoi mondi: tratti semplici, puri ma forti e significativi proprio come i suoi scritti.

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Oggi torno al mio blog dopo mesi di assenza e riassesti familiari avendo in mente l’appena trascorsa Giornata Mondiale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza volendo ricordare il contributo di questo grande educatore, pedagogista, artista, burattinaio.

I DIRITTI NATURALI DI BIMBI E BIMBE

1. IL DIRITTO ALL’OZIO 

Siamo in un momento della storia umana in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato. I bambini hanno praticamente la settimana programmata dalle loro famiglie o dalla scuola. Non c’è spazio per l’imprevisto. Non c’è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di qualcosa di autogestito, di giocare da soli. C’è bisogno di un tempo in cui i bambini siano soli, in cui imparino a “vivere il sistema delle regole”, imparando da soli a gestire i piccoli conflitti. E questo senza la presenza eccessiva degli adulti. È solo così che si diventa adulti sani.

2. IL DIRITTO DI SPORCARSI

“Non ti sporcare”, una frase tipica del genitore della società del benessere. Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, i sassi, i rametti… Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia. Proviamo ad osservare attentamente bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto… e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

3. IL DIRITTO AGLI ODORI 

Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive, tipiche di certi luoghi. Pensiamo alla bottega del fornaio, all’officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Ogni luogo ha un proprio odore: nei muri, nelle porte, nelle finestre. Oggi una scuola, un ospedale, un supermercato o in una chiesa hanno lo stesso odore di detergente. Non ci sono più differenze. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

4. IL DIRITTO AL DIALOGO 

Dobbiamo constatare sempre di più la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione “unidirezionale”. Siamo spettatori passivi dei tanti mass media: soprattutto la televisione. In quasi tutte le case si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici “a televisione accesa”. E la televisione trasmette modelli culturali, ma soprattutto plasma il consumatore passivo. Con la televisione non si prende certo la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

5. IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI 

La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato. L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell’apporto del bambino o della bambina. L’abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l’introduzione del computer, ne suggerisce l’accattivante utilizzo ludico. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, scartavetrare, incollare… anche perché è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.

6. IL DIRITTO AD UN “BUON INIZIO”

Mi riferisco alla problematica dell’inquinamento. L’acqua non è più pura, l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere, la terra è inquinata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure oggi è importante anche “tornare indietro”. Ritrovato il gusto del camminare per la città, lo stare insieme in maniera conviviale. Ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l’importanza dell’attenzione a quello che fin da piccoli “si mangia”, “si beve” e “si respira”.

7. IL DIRITTO ALLA STRADA

La strada è il luogo per mettere in contatto le persone, per farle incontrare. La strada e la piazza dovrebbero permettere l’incontro. Oggi sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamento. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti… così come ancora è in qualche paesino di montagna o in molte città del Sud del mondo.

8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO 

Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è preorganizzato. Siamo nell’epoca dei “divertimento”. I parchi gioco sono programmati nei dettagli. Così accade anche nel piccolo, nei parchi delle scuole o nelle aree verdi delle città, compreso l’arredo urbano. Ma dov’è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale. Anche per l’infanzia.

9. IL DIRITTO AL SILENZIO

I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l’apparato auricolare è sempre aperto. Così l’orecchio umano è sottoposto continuamente alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l’abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è anche a scuola. L’emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie dell’Ipod ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua. Il diritto al silenzio è educazione all’ascolto silenzioso. 

10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE 

La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c’è. Nelle nostre case l’elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come di fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio dall’una all’altra situazione. Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. Anche quando con i bambini usiamo i colori non ci ricordiamo più delle sfumature. Il pericolo è quello di vedere solo nero o bianco. Si rischia l’integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest’atteggiamento può essere realmente pericoloso.

UN INVITO AI GRANDI, UNA PROPOSTA  AI BIMBI E ALLE BIMBE

Vorrei concludere questa mia riflessione con un invito e una proposta. L’invito, fatto a noi mondo degli adulti è quello di cercare insieme di guardare il mondo con gli occhi dei bimbi e delle bimbe. La proposta è molto semplice: proviamo a parlare ai bimbi e alle bimbe di questi 10 argomenti e chiediamo loro di interpretarli, di raccontarli con parole loro, di riscriverli dal loro punto di vista. Sarà l’occasione per noi di ScuolaER per aprire un ulteriore spazio rivolto all’infanzia, mondo dei piccoli, dando loro visibilità concreta. Aspettiamo i vostri contributi.

Gianfranco Zavalloni, 19 febbraio 2003

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Ringrazio la Sig.ra Stefania Fenizi per la gentilezza e la disponibilità sperando di riuscire ad incontrarla presto per cogliere l’occasione di poter, tramite la sua testimonianza, aggiungere un tassello alla mia conoscenza di questo grande Uomo.

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Zavalloni G., La pedagogia della lumaca. Per una scuola lenta e non violenta. EMI EDU, 2012

Fenizi S., Cavalli C., Amadori D. (a cura di), Disegnare la vita. I mondi di Gianfranco Zavalloni. Fulmino Edizioni, 2013

Link:

Scuola creativa

La pedagogia della lumaca

Gianfranco Zavalloni, maestro

I diritti naturali di bimbi e bimbe. Contributi di Gianfranco Zavalloni dal 2003 al 2008

 

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