IMG_0597Era da quando aveva visto su Facebook  la foto del suo compagno accanto a quella testa enorme di Torvosauro che Danilo ci chiedeva di andare a Bologna per osservare da vicino i suoi amati dinosauri. Così, complici la bella giornata e la presenza di Nonna Rosa, domenica abbiamo colto l’occasione per andare a Bologna a visitare il Museo Geologico Giovanni Capellini e magari riuscire a gustare anche un piatto di tortellini fatti ad arte.

Abbiamo deciso di muoverci in treno e la scelta non poteva che essere condivisa dai bimbi, entrambi eccitatissimi all’idea di fare un viaggio sul quel mezzo di locomozione tanto affascinante! Ovviamente si sono schiacciati sui finestrini ed hanno osservato curiosi il panorama che scorreva difronte ai loro occhi. Federico non riusciva a capire come il resto del mondo scorresse così veloce dinnanzi a lui, Danilo, concentratissimo, non faceva domande ma nei suoi occhi si leggeva la trepidante attesa dell’arrivo in quel posto misterioso che conteneva i resti di quei giganteschi animali preistorici che tanto ama.

IMG_0587Arrivati al Museo e varcata la soglia è stato come entrare in un epoca remota non solo per i reperti che conserva ma soprattuto per la sua struttura architettonica e per la concezione del percorso museale. Durante tutta la durata (breve) della visita si aveva la sensazione di essere tornati nell’Ottocento: le bacheche in legno scuro e vetro con i fossili e le rocce stipate sugli scaffali, le loro etichette ingiallite con le scritte in bella calligrafia, l’odore di legno e polvere e le sale colme e troppo piccole per ospitare una collezione che meriterebbe molto più spazio. Tuttavia era una sensazione piacevole, come se in un’epoca in cui tutto volge alla tecnologia più spinta (soprattutto nei musei scientifici) questo posto fosse stato preservato, cristallizzato nel tempo come i resti che ospita.

Danilo e Federico sono ovviamente corsi subito a cercare gli scheletri che tanto gli interessavano, ma dalle loro facce sembravano sorpresi di averne trovati più di quelli che si aspettavano. Poi ecco la gigantesca fedele riproduzione della struttura ossea del Diplodocus e la testa fossile del Torvosaurus in assoluto i più ammirati dai miei bimbi.

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Usciti dal Museo ci siamo avviati in centro alla ricerca di un ristorante stando attenti a non incappare nel classico locale per turisti. Volevamo concludere degnamente questa esperienza ed avevamo promesso ai golosoni un piatto di tortelli degni di questo nome. Beh….non poteva esserci conclusione più idonea, perché il ristorante che ha catturato la nostra fiducia sembrava essere anch’esso sospeso nel tempo, proprio come il museo appena visitato!

Atmosfera da primi del ‘900, alle pareti tromp-l’oeil di scene campestri e ritratti di attori e cantanti lirici passati per quelle sale: anche questo un posto da preservare e non solo per l’ottima cucina tradizionale, ma soprattutto per aver resistito alla modernizzazione a tutti i costi che spesso ha dato come risultato locali asettici o, al contrario, kitch,  la cui identità è generalmente affidata alla presenza di uno schermo gigante che trasmette musica lounge o partite di champions.

Non sono una nostalgica, anzi, mi potrei definire una convinta assertrice della modernità, ma amo i luoghi e le persone che hanno carattere a prescindere dalla loro età.  Non cedere alla tentazione di un fast-food fa poi parte del modo in cui io e Marcello interpretiamo i viaggi, lunghi o brevi che siano. Conoscere un luogo vuol dire anche scoprirne i sapori, relazionarsi con la gente che quei luoghi vive nella quotidianità. I bambini in questo aiutano molto perché spesso sono loro a sollecitare un dialogo con il proprio vicino di tavolo, col cameriere o con il maître. Il viaggio in loro compagnia può trasformarsi in un’odissea o in una esperienza meravigliosa, e comunque sia, è sempre una scoperta.

 

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